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La vendemmia 2025 della cooperazione piemontese: qualità, sfide e innovazione

La vendemmia 2025 della cooperazione piemontese: qualità, sfide e innovazione

La vendemmia 2025 si distingue per l'elevata qualità del prodotto in un mercato pieno di sfide. Le cooperative dimostrano la loro resilienza e l'efficacia del loro modello nel supportare i viticoltori soci, promuovendo al contempo l'innovazione e il prestigio dei vini piemontesi sia a livello nazionale che internazionale.


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Tags: Fedagripesca,   Vendemmia

Ogni anno, c'è un periodo in cui le colline piemontesi si animano all'unisono, al ritmo cadenzato delle forbici, dei trattori e della sapiente manualità di chi raccoglie il frutto di un anno di dedizione. È la vendemmia: il momento in cui ogni cantina vede concretizzarsi l'esito del proprio lavoro collettivo, un risultato che racconta il territorio più di qualunque parola.

La vendemmia 2025 della cooperazione vitivinicola piemontese risulta nel complesso positiva: rese contenute ma di qualità elevata e il clima - nonostante alcuni episodi critici - ha favorito le varietà più rappresentative delle diverse aree vitivinicole. Le cantine aderenti a Confcooperative Piemonte hanno affrontato questa stagione con lo spirito che le contraddistingue: condivisione, supporto reciproco e saper trasformare le sfide in occasioni per crescere insieme.

Dalla Langa e Roero al Monferrato, dal territorio del Barolo e del Barbaresco fino alle vigne del Barbera e Moscato d’Asti, i rappresentanti delle cooperative raccontano un’annata che segna, in modo diverso per ciascun territorio, la capacità del sistema cooperativo di garantire qualità, redditività e coesione anche in un contesto complesso e incerto.

Una vendemmia di qualità, nonostante la complessità

Nelle Langhe, la vendemmia si è sviluppata tra agosto e ottobre con un andamento regolare e una progressiva crescita qualitativa. Rosa Oberto, vicepresidente della Cantina Terre del Barolo, descrive a nome dei 300 soci della cantina un percorso che ha premiato in particolare Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, varietà che hanno espresso struttura, intensità aromatica e grande equilibrio. Nel complesso, l'annata si preannuncia di buona qualità, con uve sane, maturazioni equilibrate e vini eleganti e longevi.
Sulle criticità del settore ha affermato: «Le sfide che ci attendono non appartengono a un singolo produttore, ma a un’intera comunità vitivinicola e Terre del Barolo vuole essere un luogo di confronto e crescita, capace di accompagnare i Soci verso una viticoltura più resiliente e orientata al futuro».

Sempre nelle aree di Langhe e Roero, la Cantina del Nebbiolo con i suoi 160 soci ha raccolto uve di ottima qualità, con una vendemmia anticipata e rese inferiori rispetto all’anno precedente, ma più performanti dal punto di vista qualitativo. Il presidente Antonello Demaria ha evidenziato l'importanza dell'innovazione digitale adottata in cantina: l'introduzione di un'applicazione specifica per i conferimenti ha permesso di ottimizzare tempi, efficienza del lavoro e sostenibilità. «Quest’anno abbiamo compresso i tempi ma portato in cantina un prodotto eccellente - racconta Demaria - e nonostante un mercato difficile e la demonizzazione crescente del consumo di vino, restiamo convinti che l’educazione al bere consapevole sia la chiave per il futuro».

Qualità eccellente anche nella zona del Barbaresco, dove la Cantina Pertinace ha registrato un calo produttivo del 15-20%, compensato da parametri organolettici di livello altissimo. Tuttavia, per il direttore Cesare Barbero, la situazione internazionale richiede lungimiranza e un cambio di passo nella comunicazione.
«La contrazione dei consumi, soprattutto negli USA, ci obbliga a ripensare il linguaggio del vino - spiega Barbero - perché la comunicazione autoreferenziale non parla più ai giovani. Serve investire su nuovi canali e nuovi modi di raccontare il nostro lavoro».

Anche i Produttori del Barbaresco confermano rese più basse ma un’ottima qualità. Il presidente Enrico Vezza evidenzia come la riduzione programmata dei carichi produttivi, scelta da vent’anni, continui a dare risultati.
«La quantità conta relativamente: l’importante è vendere bene e mantenere standard elevati - dichiara Vezza - e anche quest’anno il colore, l’estratto e l’aromaticità fanno prevedere un’annata eccellente».

Nell’area del Dolcetto, Cantina Clavesana con i suoi oltre 150 soci racconta un’annata brillante dal punto di vista qualitativo e un percorso di diversificazione sempre più solido, che affianca ai tradizionali Dolcetti una crescita significativa di bianchi, nebbioli e Alta Langa.
«Goccia dopo goccia stiamo ampliando il nostro ventaglio produttivo - commenta il direttore Alessio Chiavarino - e lo facciamo grazie ai soci che credono nel progetto, collaborano e sono disponibili a sperimentare nuovi conferimenti per essere più competitivi sul mercato».

Infine, dalle vigne più alte del Moscato d’Asti arriva il racconto della cooperativa Terre Nostre, guidata dal presidente Loris Filante. Qui le altitudini tra i 300 e i 600 metri hanno permesso di salvaguardare la qualità delle varietà tardive.
«I nostri soci lavorano ancora tutto a mano e usano pratiche di moncatura, spesso in vigne eroiche con pendenze oltre il 30% - sottolinea Filante - e questa attenzione, unita all’obbligo del conferimento giornaliero, ci ha permesso di portare in cantina uve fresche e sane nonostante i colpi di caldo e attacchi parassitari che hanno contrassegnato l'annata per l’intero comparto viticolo piemontese.

Le sfide: clima, consumi, costi. E la risposta cooperativa

Dalle testimonianze emerge chiaramente che il settore vitivinicolo sta attraversando un periodo di profondo cambiamento. Gli anni recenti hanno evidenziato la necessità di nuove strategie agronomiche, rese urgenti dall'innalzamento delle temperature, dalla maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi, dalla crisi idrica e dalla comparsa di nuovi parassiti e patologie. Ecco che una visione e una programmazione a lungo termine risultano, quindi, essenziali.

Oltre al cambiamento climatico, il settore vitivinicolo sta affrontando un quadro impegnativo, ridefinito da diverse criticità: la crescente attenzione alla sostenibilità, la carenza di manodopera, l'aumento dei costi di produzione, la riduzione dei consumi e l'incertezza dei mercati internazionali.

Eppure, in tutte le testimonianze emerge un elemento ricorrente: la forza della cooperazione. Lavorare come comunità permette di condividere strategie, responsabilità, ridurre i rischi, affrontare insieme le trasformazioni produttive e culturali e mantenere le radici nel territorio pur guardando a mercati sempre più globali.

Il modello cooperativo non è solo la forza dei soci, ma garantisce presidio economico, investimenti in qualità, formazione continua e innovazione nelle pratiche agronomiche e tecnologiche. «Perché - come ha affermato Rosa Oberto, vicepresidente di Cantina Terre del Barolo - è proprio quando il vento soffia forte che una cooperativa dimostra la propria solidità e la capacità di avanzare comunque.»


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