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Periferie ai margini, cooperazione al centro

Periferie ai margini, cooperazione al centro
Le periferie raccontano spesso storie di distanza: dai centri decisionali, dai servizi essenziali, dalle opportunità

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Tags: Periferie; Cooperazione

Le periferie raccontano spesso storie di distanza: dai centri decisionali, dai servizi essenziali, dalle opportunità. Sono i luoghi dove la marginalità si manifesta nella quotidianità – nei trasporti carenti, nella mancanza di presidi sociali, nell’assenza di spazi di comunità. Eppure, proprio in questi spazi dimenticati, la cooperazione trova terreno fertile per rispondere ai bisogni, costruire relazioni, rigenerare possibilità.
Quei luoghi non sempre portano a fatturati significativi, perché il margine non genera profitto. Proprio lì, dove l’impresa tradizionale sceglie di non arrivare, le imprese cooperative scelgono di restare e di investire. Perché non inseguono la rendita, ma il benessere. E mettono sempre al centro la persona.
Il cuore della cooperazione, infatti, è mutualistico: risponde a un bisogno concreto, collettivo, non alla logica del guadagno individuale. Per questo motivo, è spesso proprio nei quartieri periferici – quelli segnati da disagio abitativo, precarietà lavorativa, isolamento culturale – che la cooperazione dimostra tutta la sua forza generativa. Lo fa creando servizi dove non ci sono, attivando risorse relazionali prima che economiche, offrendo opportunità di lavoro, formazione, cura, abitazione. La periferia, da luogo marginale, diventa spazio possibile.


Il progetto “Periferie al centro”


Ad Asti, il progetto Periferie al centro ha tradotto questa visione in azione. Promosso dal Comune con il supporto di I.Re.Coop Piemonte, Confcooperative Piemonte Sud, In.coop.casa e La Strada Cooperativa Sociale, il progetto ha coinvolto i quartieri est della città, spesso ai margini del tessuto urbano e sociale. La forza dell’iniziativa è stata la capacità di mettere insieme più soggetti – enti pubblici, cooperative sociali, realtà culturali – per costruire un’offerta coordinata di riqualificazione del territorio e attività gratuite, rivolte a cittadini spesso esclusi da percorsi ordinari di partecipazione.
In questa cornice, In.Coop.Casa, cooperativa di abitazione nata per rispondere al disagio abitativo in un’ottica inclusiva e sostenibile, ha realizzato un importante e innovativo progetto di social housing in via Ginella, nella zona est di Asti: 200 alloggi a canone calmierato rivolti a famiglie, anziani e giovani, con standard elevati e inseriti in una comunità energetica di quartiere. La cooperativa sociale La Strada ha invece ricoperto un ruolo centrale nell’animazione territoriale e nel coordinamento delle attività educative e sociali.
Passeggiate culturali, laboratori di pittura, corsi di alfabetizzazione digitale per over 50, momenti di ascolto e supporto psicologico: ogni proposta è stata pensata a partire dai bisogni espressi dalle comunità locali. L’obiettivo non era semplicemente offrire “qualcosa da fare”, ma ricostruire relazioni di fiducia, favorire l’incontro, generare senso di appartenenza dove prima non c’era nulla. Il terreno oggetto di riqualificazione era infatti un’area ex demaniale, mentre oggi conta diversi condomini, piste ciclabili, negozi di prossimità, supermercati e servizi per famiglie, con una grande presenza giovanile: l’80% dei residenti degli appartamenti della cooperativa sono infatti giovani.
Non si tratta solo di offrire una casa, ma di costruire un habitat: gli edifici sono infatti affiancati da un poliambulatorio sanitario gestito dal consorzio Socialcoop, una biblioteca di comunità nell’ambito del progetto “Biblioteche dei Boschi”, un centro educativo per minori gestito da La Strada e un portierato sociale gestito da In.Coop.Casa per fornire informazioni e supporto a chi ne ha bisogno. Tutti questi presidi, gestiti da cooperative del territorio, rappresentano oggi un importante punto di riferimento non solo per gli inquilini del condominio di via Ginella, ma anche per quelli degli altri 400 alloggi della cooperativa situati nelle vicinanze.


Gli effetti sulla comunità


L’intervento, realizzato anche con il sostegno del Comune di Asti e di fondazioni bancarie, ha trasformato un’area marginale in un laboratorio di convivenza solidale. Così i residenti non sono semplici inquilini, ma diventano partecipanti attivi di una comunità in cui il vivere insieme è costruito ogni giorno attraverso relazioni, servizi condivisi e attività comuni. È un modello che dimostra come la cooperazione possa riscrivere il destino delle periferie, non con interventi spot, ma con una visione integrata e duratura.
Queste esperienze mostrano che il potenziale trasformativo della cooperazione non risiede solo nella capacità di offrire servizi, ma nella costruzione di legami. La presenza di una cooperativa in un quartiere periferico può cambiare il modo in cui le persone vivono quello spazio: crea prossimità, favorisce l’emersione di bisogni latenti, genera opportunità nuove. È un lavoro paziente, a volte invisibile, ma capace di produrre effetti duraturi sulla qualità della vita.


A valle della marginalizzazione, la cooperazione fa centro


Nel contesto piemontese, dove molte periferie urbane e periurbane vivono dinamiche di spopolamento, disuguaglianza o abbandono, il modello cooperativo rappresenta una risorsa preziosa. Lo è per le amministrazioni locali, che possono trovare nelle cooperative partner affidabili e radicati; lo è per i cittadini, che vedono riconosciuti e accolti i propri bisogni; lo è per l’economia locale, che può rigenerarsi anche attraverso filiere di prossimità e reti solidali.
Il privato sociale delle cooperative di abitazione rappresenta uno strumento molto potente per le periferie perché consente di mettere in circolo migliaia di alloggi in tempi ridotti rispetto al pubblico e ai suoi bandi, e senza dipendere dai grossi fondi immobiliari. Questo è possibile immettendo subito sul mercato gli immobili sfitti di proprietari privati, di cui le nostre città abbondano: il piccolo proprietario, infatti, spesso teme di concedere il proprio immobile in locazione, temendo morosità o danni da riparare.
In questo contesto, la cooperazione di abitazione può essere allora lo strumento di collegamento tra domanda e offerta, facendosi garante del pagamento e dell’integrità degli alloggi. Per facilitare questo ruolo delle cooperative, si potrebbe creare, con il patrocinio dei Comuni, una piattaforma di raccordo tra domanda e offerta gestita dalle cooperative.
In un tempo in cui le città rischiano di dividersi tra centri vitali e periferie trascurate, la cooperazione porta quindi un’altra visione: quella di territori abitati, attraversati, curati. Luoghi dove nessuno è ai margini, perché al centro c’è sempre la persona.

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