Il nuovo rapporto Oxfam presentato al World Economic Forum di Davos 2026, intitolato “Quando la disuguaglianza erode la democrazia”, lancia un allarme potente: la concentrazione della ricchezza globale ha raggiunto livelli senza precedenti e costituisce una minaccia per la coesione sociale, l’uguaglianza di opportunità e la tenuta delle istituzioni democratiche. Nel 2025, la ricchezza dei miliardari è cresciuta di oltre il 16% raggiungendo un totale di 18.300 miliardi di dollari, un incremento tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni, mentre la povertà estrema è tornata ad aumentare in diverse aree del mondo e la riduzione della povertà globale si è sostanzialmente arrestata.
La disuguaglianza non è solo un problema economico: incide profondamente sull’accesso alle opportunità, alla salute, all’istruzione e alla partecipazione civica. In Italia, nel medesimo quadro di crescente polarizzazione, il 10% più ricco detiene oltre otto volte la ricchezza della metà più povera della popolazione, e buona parte dell’incremento di ricchezza nazionale continua a concentrarsi nelle mani di pochi.
Per Confcooperative Piemonte, questi dati ribadiscono l’urgenza di promuovere e valorizzare modelli economici che incidano realmente sulla distribuzione delle opportunità e sul benessere collettivo. La cooperazione, per sua natura fondata sulla solidarietà, sulla partecipazione democratica e sulla centralità della persona rispetto al profitto, rappresenta oggi un fattore economico essenziale per contribuire in maniera strutturale al contrasto delle disuguaglianze. Nel nostro territorio, le imprese cooperative dimostrano quotidianamente come sia possibile generare valore economico e sociale insieme, promuovendo inclusione, sostenendo le fragilità e costruendo percorsi di autonomia per chi vive situazioni di esclusione: pratiche che generano ricadute positive non solo sui singoli, ma sull’intero tessuto sociale, rafforzando legami, fiducia e coesione.
Secondo Enrico Pesce, Presidente di Confcooperative Federsolidarietà Piemonte, “il rapporto Oxfam di Davos conferma ciò che osserviamo ogni giorno nei nostri territori: senza una struttura economica capace di includere, sostenere e valorizzare ogni persona, la democrazia si indebolisce e la distanza tra pochi privilegiati e la maggioranza dei cittadini continua ad ampliarsi. Si è rotto il paradigma secondo cui a una maggiore crescita e a una maggiore produzione corrisponderebbe automaticamente una più equa distribuzione della ricchezza: i dati dimostrano che l’aumento delle risorse non si traduce più in benessere diffuso, ma in una concentrazione sempre più accentuata.
La cooperazione sociale e l’economia sociale dunque non sono alternative marginali: si tratta di leve strategiche per costruire un modello di sviluppo che sia equo e sostenibile per tutti, con una particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione. In una fase storica segnata da disuguaglianze profonde, la cooperazione dimostra che un’altra economia è possibile. Per questo è fondamentale portare avanti con decisione e concretezza il lavoro che stiamo facendo per il pieno riconoscimento dell’economia sociale, sapendo che questo percorso rappresenta un punto di partenza e non di arrivo.”
In un contesto in cui la concentrazione economica rischia di indebolire la tenuta sociale e la fiducia nelle istituzioni, l’esperienza cooperativa continua a indicare una strada alternativa: un’economia che ogni giorno lavora per contrastare le disuguaglianze e promuovere imprese e servizi che restituiscano centralità alle comunità, alle relazioni e alla dignità delle persone.