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Comunità energetiche e prime esperienze cooperative

Comunità energetiche e prime esperienze cooperative

Il modello cooperativo come infrastruttura di lungo periodo per la costituzione delle CER al centro dell’evento promosso da Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte

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Le comunità energetiche rinnovabili non sono solo uno strumento tecnico per produrre e condividere energia, ma un vero banco di prova per nuovi modelli di organizzazione economica e sociale. È da questa consapevolezza che è partito l’incontro “Comunità energetiche. Prime esperienze cooperative”, promosso da Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte e ospitato alla Casa della Cooperazione di Confcooperative Piemonte lunedì 2 febbraio 2026, con l’obiettivo di mettere a fuoco il contributo specifico che la cooperazione può offrire alla diffusione delle CER, in particolare nel contesto piemontese.

Ad aprire i lavori il Presidente nazionale di Confcooperative Consumo e Utenza, Roberto Savini, che ha inquadrato il tema delle CER come una traiettoria non nuova per il mondo cooperativo, richiamando la dimensione storica e intersettoriale dell’impegno cooperativo nel campo dell’energia e sottolineando come “la cooperazione si occupa di energia da molto tempo, perché l’energia è per sua natura un tema che attraversa settori diversi e riguarda le comunità nel loro insieme”. Un impegno che si misura anche nella capacità di costruire progetti durevoli: “ci sono cooperative energetiche che superano i cento anni di storia, segno di una visione che va oltre il breve periodo ed è pensata in chiave intergenerazionale”.

Sulla stessa linea si è inserito Roberto Forelli, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte, che ha richiamato il ruolo delle cooperative di consumo come presìdi territoriali e infrastrutture sociali. “Le cooperative, anche nel settore del consumo, rappresentano da sempre un punto di riferimento per le comunità locali”, ha spiegato Forelli, evidenziando come oggi una cooperativa energetica possa diventare “uno strumento concreto per affrontare, con gradualità e responsabilità, anche il tema della povertà energetica”.

Preziosa la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che, attraverso la presenza di Stefania Crotta, ha offerto una panoramica aggiornata sul contesto nazionale, soffermandosi sulle misure in campo per sostenere la diffusione delle comunità energetiche e sul ruolo dell’informazione verso cittadini e consumatori. Accanto agli strumenti di incentivazione, ha sottolineato, è necessario accompagnare i percorsi con una conoscenza diffusa, capace di rendere le persone consapevoli e partecipi delle scelte energetiche. Il focus regionale è stato invece affidato a Elisa Guiot, del Settore Sviluppo energetico sostenibile della Regione Piemonte, che ha ricostruito il ruolo di coordinamento svolto dal Piemonte sul tema delle comunità energetiche, portando la testimonianza di importanti progetti che si sono sviluppati sul territorio. 

In questo quadro, le comunità energetiche rinnovabili si configurano dunque come un progetto collettivo che va oltre la dimensione tecnologica, chiamando in causa modelli di governance, capacità di investimento e responsabilità condivise. È proprio su questo terreno che il modello cooperativo mostra la propria efficacia: una struttura capace di tenere insieme visione di lungo periodo, radicamento territoriale e sostenibilità economica. Le varie esperienze raccontate nel corso dell’incontro confermano proprio come la cooperazione possa offrire un’infrastruttura solida per la costituzione delle CER, accompagnando la transizione energetica con strumenti organizzativi maturi e una forte attenzione alle comunità coinvolte.


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