La tensione nel principale distretto risicolo europeo, concentrato principalmente nelle province di Vercelli, Novara e Pavia, è emersa con chiarezza nelle ultime settimane: prezzi in calo, redditività minore e un progressivo squilibrio competitivo che penalizza le imprese agricole italiane chiamate a garantire qualità, tracciabilità e rispetto di standard stringenti.
Negli ultimi tre anni, il mercato ha mostrato una marcata volatilità, caratterizzata da significative oscillazioni di prezzo, in particolare per le varietà di riso destinate al consumo. Un elemento oggettivo è rappresentato dal crollo delle quotazioni nell’ultimo anno, che fotografa la rapidità con cui il valore del prodotto può ridursi in assenza di strumenti capaci di gestire gli squilibri. Nel confronto febbraio 2025 vs febbraio 2026, le quotazioni segnano cali rilevanti oltre il 30% che incidono direttamente sui conti delle aziende, mentre i costi di produzione non hanno seguito riduzioni proporzionali.
In questo contesto, Confcooperative Fedagripesca Piemonte evidenzia la necessità di un intervento strutturale e coordinato. Senza un presidio europeo efficace, il rischio è che la crisi dei prezzi si trasformi in perdita di competitività duratura e in ulteriore indebolimento del settore.
La crisi evidenzia due criticità: la difficoltà di programmare in modo condiviso le semine e la pressione delle importazioni extra UE. «Il mercato del riso, se resta senza programmazione, continua a muoversi “a ondate”: un anno si concentra una varietà, l’anno dopo un’altra, e quando l’offerta supera la capacità di assorbimento dell’industria il prodotto perde valore rapidamente», hanno sottolineato Silvano Saviolo e Domenico Sorasio, in rappresentanza di Confcooperative Fedagripesca Piemonte. «Servono dati affidabili e completi lungo la filiera e una regia che consenta di programmare. E serve anche un’Europa più determinata: non possiamo competere con produzioni che entrano nel mercato UE con regole e costi incomparabili ai nostri. Chiediamo reciprocità: se il prodotto arriva in Europa, deve rispettare gli stessi standard che valgono per il riso italiano ed europeo».
Il tema dell’import extra UE, infatti, non è solo quantitativo ma anche regolatorio. La federazione agricola di Confcooperative Piemonte e altre organizzazioni del settore mettono in discussione l’efficacia dell’attuale regime di salvaguardia EBA (“Everything but arms”), ritenuto non più coerente con la struttura dei costi europei e incapace di attivarsi con tempestività quando le dinamiche di mercato lo richiedono.
In questa prospettiva, l’Ente Nazionale Risi ha sollecitato un cambio di passo e una posizione comune europea tra Paesi produttori. Una linea che rappresenta un punto di riferimento anche per il sistema cooperativo piemontese.
In un mercato aperto e asimmetrico, infatti, la difesa del riso italiano non può essere lasciata alla sola capacità delle imprese di assorbire shock ripetuti: per Confcooperative Fedagripesca Piemonte è necessario che si costruisca una strategia condivisa a livello UE che unisca strumenti di mercato, regole di reciprocità e meccanismi di salvaguardia coerenti con l’evoluzione del contesto competitivo.
Sul piano istituzionale regionale, il confronto si è già attivato. Nel pomeriggio di giovedì 5 marzo si è svolto un incontro in Regione, convocato dall’Assessore regionale Paolo Bongioanni, con organizzazioni agricole e cooperative per affrontare i punti principali della crisi e che ha visto la partecipazione di Domenico Sorasio e Silvano Saviolo in rappresentanza della federazione agricola di Confcooperative Piemonte. L’obiettivo è quello di individuare misure e dialoghi utili a sostenere il comparto e a portare con maggiore forza le istanze del territorio sui tavoli nazionali ed europei.