Il Piemonte è la principale area risicola italiana ed europea: copre circa il 50% della superficie nazionale destinata al riso, con oltre 119 mila ettari di risaie concentrate soprattutto tra Vercelli, Novara e Alessandria. È da questo territorio, strategico per la produzione alimentare, la gestione dell’acqua e il presidio del paesaggio agricolo, che arriva l’allarme sulla crisi del comparto.
La crisi del riso non riguarda soltanto l’andamento dei listini. Tocca il futuro di un’agricoltura radicata nella pianura piemontese e la tenuta economica delle aziende. In un contesto segnato da quotazioni depresse e costi produttivi ancora pesanti, le imprese cooperative rappresentano un presidio essenziale: aggregano l’offerta, rafforzano il potere contrattuale dei produttori, mettono a disposizione servizi condivisi e consentono alle aziende agricole di non affrontare da sole una fase di forte incertezza.
A rilanciare l’allarme è l’Associazione Risicoltori Piemontesi, realtà vercellese che conta 150 soci e commercializza ogni anno 400 mila quintali di risone. Alla fine della campagna di commercializzazione ARP salderà i conti delle aziende che le hanno affidato i raccolti; nel mese di novembre è già stato erogato un anticipo di 30 euro al quintale. Ma l’andamento del mercato, oggi, preoccupa fortemente i produttori.
«Noi venderemo al meglio, ma potrebbe essere un meglio davvero magro quest’anno. I conti si fanno alla fine, certo, ma se la media resta così bassa ci toccherà saldare troppo poco e le aziende necessitano di risorse ben maggiori, dinnanzi al boom dei costi», afferma Simone Perazzo, presidente di ARP.
Il quadro è reso ancora più difficile dall’aumento dei costi tecnici ed energetici. «Con la guerra, urea e gasolio salgono alle stelle - prosegue Perazzo - e i diserbanti non calano. Chiediamo alle istituzioni - Regione e Governo - delle misure straordinarie per evitare che la risicoltura perda attrattività e a molti agricoltori vada a spegnersi l’entusiasmo. Forse a qualcuno fa piacere che la pianura risicola sia spartita tra quattro o cinque fondi d’investimento, ma noi vogliamo conservare la radice popolare di quest’agricoltura e schieriamo gli strumenti della cooperazione per rendere conveniente coltivare e vendere in forma associata».
Per Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte, la crisi conferma la necessità di una risposta coordinata, capace di intervenire sia sul piano regionale e nazionale sia su quello europeo. Il comparto risicolo piemontese non può essere lasciato solo di fronte a questa volatilità che riduce il valore del prodotto e non alleggerisce i costi sostenuti dalle aziende.
«La cooperazione agricola nasce per dare forza ai produttori nei momenti più complessi: mettere insieme conferimenti, servizi, magazzini, strumenti finanziari e capacità di mercato significa difendere il reddito delle imprese e il presidio agricolo del territorio», dichiara Fabrizio Risso, presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte. «Oggi servono misure straordinarie e una regia istituzionale chiara, perché la risicoltura piemontese è un patrimonio economico, ambientale e sociale».
Tra gli strumenti messi in campo da ARP ci sono anche i magazzini da 50 mila quintali, pensati per consentire ai produttori di conservare una parte del raccolto, attendere condizioni più favorevoli e provare a ottenere un prezzo migliore per il proprio risone.
«Abbiamo forme di credito e di assicurazione a tutela del nostro prodotto ma chiediamo l’intervento delle istituzioni a sostegno di una risicoltura che è presidio del territorio, difesa idrogeologica, custodia dell’ambiente e naturalmente produzione sostenibile di cibo, un elemento che l’Europa sembra sottovalutare nei suoi negoziati commerciali ma che, soprattutto in tempi di guerra, ha un valore strategico», conclude Perazzo.
La richiesta che arriva dal mondo cooperativo è chiara: difendere il riso italiano significa intervenire sulle condizioni di mercato, sostenere le aziende agricole e riconoscere alla risicoltura il suo ruolo strategico. Non solo produzione alimentare, ma equilibrio territoriale, gestione dell’acqua, tutela del paesaggio e delle comunità locali.