leNOTIZIE

La memoria dei luoghi: i caseifici cooperativi nelle aree interne

La memoria dei luoghi: i caseifici cooperativi nelle aree interne

Valle Elvo, Valsesia, Crodo e Cameri: quattro luoghi del Piemonte, quattro caseifici che raccontano la forza della cooperazione.

Categorie: Primo PianoLe Notizie

Tags: aree interne,   Agricoltura,   confcooperative agroalimentare e pesca piemonte

Agricoltura, lavoro, economia e turismo: questo è l’intreccio che la cooperazione piemontese tiene saldamente unito, consapevole di quanto tutti questi elementi si rafforzino a vicenda, a beneficio dell’intero territorio.
In Piemonte infatti la cooperazione agricola è da sempre una potenzialità ricchissima soprattutto per la microeconomia delle aree interne. Sono 68 le cooperative agricole aderenti a Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte che operano in aree montane, con oltre 5.570 soci, 969 occupati e un valore di produzione che supera i 412.600.000.

Nelle zone più decentrate, la promozione di opportunità lavorative contribuisce non solo alla crescita di nuove competenze e professionalità, ma anche allo sviluppo economico, sociale e abitativo del territorio: quante più sono le possibilità lavorative, tanto più quella comunità diventa capace di attrarre persone interessate a lavorare e abitare in quei luoghi, con grande beneficio per la rinascita di un territorio spesso a rischio di depopolamento.


Da questo punto di vista è interessante guardare alle storie di alcuni caseifici cooperativi che operano da molti decenni in vallate o zone montane del Piemonte. Storie che, per quanto diverse tra loro, mettono in luce diversi aspetti in comune, primo tra tutti il coraggio e la capacità di visione degli abitanti di quei luoghi, che si resero conto di dover agire in prima persona per sostenere se stessi e la propria comunità. E agirono ricorrendo allo strumento all’epoca più ovvio in ambito agricolo: la cooperazione. Solo unendo le forze si poteva fare qualcosa di buono per dare lavoro e futuro a se stessi e alle proprie famiglie.

“Il ruolo della cooperativa è sempre stato quello di pagare il giusto il latte dei nostri soci conferitori” afferma Gianni Morandi, Direttore del Caseificio di Crodo, che continua: “questo vale anche oggi, in un periodo in cui il prezzo del latte spot è crollato e in cui la cooperativa diventa una struttura di protezione per le aziende, sopportando uno stress economico che comunque nei prossimi mesi riuscirà a compensare. Le singole aziende, soprattutto se piccole, oggi faticherebbero a sopravvivere sul mercato senza lo strumento della cooperazione”.
Anche la Presidente del Caseificio Alta Valsesia, Raffaella Cattarelli, sottolinea il valore della cooperazione: “ad averci permesso di sopravvivere è stata solo la cooperazione. Se non avessimo fatto blocco, non saremmo stati nessuno. Oggi contiamo una trentina di soci e 15 dipendenti: non siamo tanti, ma siamo famiglie e persone che sopravvivono grazie alla nostra cooperativa e al caseificio. Questo è il valore più grande”.


Se i valori sono i medesimi per tutti i caseifici cooperativi, diversi sono gli effetti delle varie posizioni geografiche, che pure influenzano in modo molto profondo e distintivo le storie di queste realtà. Il Caseificio di Crodo, ad esempio, oggi conta 20 aziende sparse su un territorio esteso e percorso da strade spesso sconnesse soprattutto nel periodo invernale. Il Direttore Morandi racconta: “l’isolamento geografico è una peculiarità che influisce sicuramente sui costi e sulla logistica. Rappresenta un problema non solo per la raccolta del latte, ma anche per la produzione dei foraggi e la meccanizzazione: gli ettari coltivabili sono pochi, su forti pendenze e si tratta di appezzamenti non unitari, tutti elementi che rendono difficile l’utilizzo di macchinari di ultima generazione. Per questo la nostra cooperativa si impegna a remunerare gli allevatori con un costo un po’ più alto di quello che farebbe se ci trovassimo nella pianura”.

Anche il Caseificio Alta Valsesia si trova in alta quota, in una valle lunga e profonda che rende ostici i collegamenti e che ha reso pressoché impossibile negli anni l’apertura di un e-commerce.

Diverso è il caso del Caseificio Valle Elvo, che ha sede a Occhieppo, in provincia di Biella. Il Vicepresidente Costante Giacobbe racconta: “la posizione strategica in cui ci troviamo è sempre stata molto d’aiuto per il nostro sviluppo. Le nostre valli sono corte e siamo molto vicini alla pianura industriale. Questi sono due aspetti che ci hanno sempre permesso una comunicazione più rapida con i grandi centri, contrastando un isolamento geografico e produttivo. Se è vero per ogni realtà che la posizione conta, questo vale ancora di più per una realtà come la nostra: essere in valle o ad alta quota cambia molto tutto il percorso”.


E se la posizione conta, incide molto anche il flusso turistico, come dimostra la storia del Caseificio Alta Valsesia, che proprio quest’anno ha festeggiato nella sua sede di Piode i 70 anni di attività. Racconta la Presidente Cattarelli: “inizialmente producevamo soltanto burro, ricotta e la nostra Tuma. Poi iniziò a crescere il flusso turistico verso le nostre valli e il Monte Rosa, e così decidemmo di ampliare l’offerta produttiva. Nel 1983 aprimmo un nuovo laboratorio in caseificio, raddoppiando la produzione e arrivando oggi ad avere oltre 50 prodotti in catalogo. Un percorso di adattamento ai tempi che è stato faticoso, ma necessario per restare in piedi”. A valorizzare ancora di più il ruolo del caseificio rispetto alla tutela dei luoghi e alla promozione del turismo è anche l’attività di alpeggio: la presenza di piccoli pascoli sparsi sul territorio contribuisce a rendere bello il paesaggio, attraendo gli escursionisti e rafforzando l’autenticità del luogo.

Il turismo rappresenta un’importante valvola di sfogo commerciale anche per il Caseificio di Crodo: “da sempre commercializziamo il nostro prodotto tramite grossisti che si occupano anche della stagionatura prima della vendita nella grande distribuzione. Sebbene il latte con cui è prodotto sia sempre il nostro, il prodotto finale è diverso da quello che si può acquistare nei nostri punti vendita: lì vendiamo il formaggio stagionato nelle nostre celle, e il risultato è diverso. Il turista ricerca questo valore aggiunto e nei nostri spacci aziendali trova addirittura questa qualità a prezzi molto convenienti, oltre a trovare molti altri prodotti locali che rivendiamo garantendo un ulteriore supporto al sistema economico e sociale delle nostre valli”.


Percorsi di crescita singolari e peculiari, per ogni caseificio cooperativo. Percorsi che però sono accomunati da una difficoltà ormai trasversale a tutto il comparto agricolo: il ricambio generazionale. I giovani che scelgono di continuare il mestiere dei genitori diventando allevatori sono pochi, ma comunque presenti: spesso si tratta di percorrere una strada già segnata, portando avanti un’attività redditizia per l’intera famiglia.
Diverso è il mestiere del casaro, che richiede uno stile di vita particolare e l’apprendimento di una professione nuova. È il caso della Latteria di Cameri, cooperativa alle porte di Novara che ha alle sue spalle oltre 110 anni di attività. “Alcuni dei nostri soci conferitori sono la seconda o terza generazione e continuano a portare avanti un’attività importante per tutta la nostra latteria” racconta il Direttore Gianpiero Mellone. “Tra i nostri dipendenti, sono pochissimi i giovani: la trasformazione del latte richiede orari di lavoro spesso gravosi, condizioni lavorative non sempre agevoli, e questo rappresenta una barriera per la maggioranza dei giovani, che oggi ricercano un contesto lavorativo diverso. Non è una critica, ma la constatazione di un fatto che ci interroga rispetto al futuro della nostra cooperativa”.


Nei decenni la base sociale dei caseifici cooperativi è cambiata, adattandosi al mercato e a un’economia che ha richiesto alle aziende di mettersi insieme e di modernizzarsi per rimanere in piedi. Tutti questi caseifici all’inizio del loro percorso contavano centinaia di aziende socie di piccolissime dimensioni. Poi alcune hanno iniziato a chiudere oppure a strutturarsi in modo diverso, aumentando il numero dei propri animali. La Latteria di Cameri era arrivata a contare 500 aziende socie, il Caseificio di Crodo e il Caseificio Alta Valsesia oltre 100. Oggi tutti loro hanno circa 20 aziende socie, con una differenza importante rispetto al passato: in termini di quantità, producono più del doppio di latte. Un cambiamento enorme che è stato reso possibile dalla capacità di adattamento degli allevatori e della cooperativa stessa, con investimenti mirati nella meccanizzazione e fiducia nella ricerca.


Caseifici cooperativi: realtà non molto conosciute, ma complesse, che dicono molto del nostro territorio, così diverso da vallata a vallata e per questo ricchissimo. Conoscere le loro storie significa non solo tenere viva la memoria dei luoghi. Significa comprendere il valore del lavoro per la rinascita e lo sviluppo delle aree interne, riconoscendo l’importanza delle cooperative agricole, che credono fermamente nel nesso concreto tra lavoro e comunità.

Il tuo nome
Il tuo indirizzo e-mail
Oggetto
Inserisci il tuo messaggio ...
x