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Piemonte, accelerare sulle energie rinnovabili senza consumare nuovo suolo

Piemonte, accelerare sulle energie rinnovabili senza consumare nuovo suolo
 Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte alla presentazione del nuovo Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione terrestri, nell’ambito del Forum Transizione Energetica promosso dalla Regione Piemonte

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Tags: consumo,   Utenza,   Piano regionale

Accelerare la transizione energetica, aumentando la produzione da fonti rinnovabili e tutelando allo stesso tempo il territorio. È l’obiettivo del nuovo Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione terrestri, presentato giovedì 16 luglio al Grattacielo Piemonte, a Torino, nell’ambito del Forum Transizione Energetica promosso dalla Regione Piemonte. All’incontro ha partecipato anche il Presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte, Roberto Forelli.
Il Piano individua le tipologie di aree nelle quali sarà possibile favorire la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile, in particolare fotovoltaica, attraverso percorsi autorizzativi più rapidi e definiti. La strategia regionale parte da un principio preciso: utilizzare prioritariamente ciò che è già costruito, impermeabilizzato, dismesso o compromesso, evitando per quanto possibile di occupare nuovo suolo.
L’attenzione viene quindi rivolta alle coperture degli edifici e delle strutture produttive, alle aree industriali, ai parcheggi, alle infrastrutture di trasporto, ai siti dismessi, alle discariche, alle aree oggetto di bonifica e agli spazi nei quali sono già presenti impianti che possono essere potenziati o rinnovati. Restano invece al centro della tutela le aree agricole, gli ambienti naturali e le superfici d’acqua.
Si tratta di una scelta che prova a tenere insieme due esigenze non più rinviabili. Da una parte aumentare in tempi più rapidi la capacità di produrre energia pulita e dall'altra impedire che la crescita delle rinnovabili generi nuovo consumo di suolo o comprometta il patrimonio naturale e paesaggistico piemontese.
Per Confcooperative, accelerare sul fronte energetico significa rispondere a un bisogno concreto delle famiglie, delle imprese e dei territori. La disponibilità di energia rinnovabile prodotta localmente può contribuire a ridurre la dipendenza dalle fonti tradizionali, contenere l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi e rendere il sistema economico regionale più competitivo e resiliente.
Il Piano è stato costruito confrontando diversi scenari e scegliendo quello ritenuto in grado di offrire un contributo adeguato al raggiungimento degli obiettivi energetici regionali al 2030. Secondo le valutazioni presentate, le superfici individuate potrebbero mettere a disposizione una capacità produttiva sufficiente a colmare il fabbisogno di nuova potenza previsto, senza dover ricorrere in via generale a nuove aree agricole.
La valutazione ambientale che accompagna il documento evidenzia effetti complessivamente positivi, legati soprattutto alla riduzione delle emissioni e alla concentrazione degli interventi in contesti già trasformati dall’attività umana. Il Piano prevede inoltre misure di mitigazione e un’attività di monitoraggio dedicata al consumo di suolo, alla biodiversità, alla gestione delle acque e dei materiali, all’impatto paesaggistico e alle differenti fasi di vita degli impianti.
Come sottolineato da Confcooperative, in questo percorso assumono un ruolo centrale le Comunità energetiche rinnovabili in forma cooperativa, capaci di aggregare cittadini, imprese, enti locali e organizzazioni del territorio intorno alla produzione e alla condivisione dell’energia. Il modello cooperativo permette infatti di accompagnare la transizione non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma anche sotto il profilo sociale, organizzativo e partecipativo, distribuendo i benefici e mantenendo sul territorio il valore generato.
«Accelerare la produzione da fonti rinnovabili è una necessità ambientale, ma anche economica e sociale – dichiara Roberto Forelli, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte –. La direzione indicata dal Piano è condivisibile perché punta prima di tutto sulle superfici già costruite o compromesse, evitando che la transizione energetica si traduca in nuovo consumo di suolo. Le Comunità energetiche rinnovabili in forma cooperativa possono trasformare questa nuova capacità produttiva in un beneficio diffuso, coinvolgendo cittadini, imprese, enti locali e realtà del territorio. Ora è fondamentale passare dalla pianificazione all’attuazione, con procedure chiare e tempi certi, per rispondere concretamente al fabbisogno energetico del Piemonte».

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