Il clima è diventato uno dei principali fattori di incertezza per il comparto vitivinicolo piemontese. Non condiziona soltanto quantità e qualità delle uve raccolte, ma interessa l’intero ciclo produttivo.
L’estate 2026 restituisce con chiarezza la portata del problema: temperature elevate e una situazione idrica particolarmente critica.
Per le imprese vitivinicole significa dover affrontare una crescente variabilità produttiva. Il caldo accelera le fasi vegetative, la scarsità d’acqua aumenta lo stress delle piante, mentre grandinate e temporali intensi possono colpire aree circoscritte provocando, in poche ore, danni molto rilevanti. In alcune delle realtà colpite dalle grandinate, i danni hanno compromesso oltre l’80% del raccolto.
La vendemmia anticipata è uno dei segnali più immediati di questa trasformazione. In alcune aree del Piemonte meridionale la raccolta è iniziata con circa dieci giorni di anticipo rispetto alle medie storiche, a partire dal Pinot Nero destinato all’Alta Langa e dalle varietà bianche più precoci.
Le prime osservazioni restituiscono un quadro qualitativo positivo, con uve sane e senza particolari criticità fitosanitarie. In diversi vigneti, tuttavia, i grappoli risultano meno idratati, più piccoli e leggeri. Se il caldo e la scarsità di precipitazioni dovessero proseguire, potrebbero quindi verificarsi riduzioni delle rese, sebbene una valutazione attendibile potrà essere effettuata soltanto con l’avanzare della raccolta.
In questo scenario, cambiano di conseguenza le tecniche agronomiche, i tempi di intervento, l’organizzazione della manodopera e le scelte che le cantine devono compiere per programmare i conferimenti e la trasformazione.
La gestione della chioma, la cura del suolo e gli inerbimenti stanno mostrando un ruolo importante nel proteggere i grappoli dall’eccessivo irraggiamento, preservare la struttura dei terreni e limitare la perdita di umidità. Si tratta, tuttavia, di pratiche che richiedono competenze e investimenti continui, che non possono essere lasciati interamente a carico delle singole aziende.
Una situazione che Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte ha portato direttamente all’attenzione delle istituzioni. Il 28 luglio, infatti, il segretario regionale della federazione Domenico Sorasio ha partecipato a un incontro con l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni, insieme alla cooperativa associata Produttori in Clavesana, altre imprese agricole e rappresentanti di Comuni del Cuneese.
L’incontro ha permesso di presentare alla Regione le difficoltà concrete vissute dalle aziende e di affrontare alcuni dei nodi decisivi per il futuro del settore: gestione del rischio, accessibilità degli strumenti assicurativi, semplificazione delle procedure, disponibilità di manodopera e valorizzazione dell’enoturismo e dell’ospitalità come opportunità integrative per le imprese e per i territori rurali.
«L’incontro del 28 luglio ci ha permesso di portare in Regione la voce diretta delle cooperative, delle aziende e dei territori che stanno già affrontando gli effetti del cambiamento climatico», dichiara Domenico Sorasio, segretario di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte. «Le prime indicazioni sulla qualità delle uve sono positive, ma la questione va ben oltre questa vendemmia. Le imprese hanno bisogno di condizioni che consentano loro di programmare, investire e continuare a produrre reddito».
Questo confronto si inserisce nell’attività di rappresentanza che Confcooperative Agroalimentare e Pesca Piemonte sta portando avanti sul tema climatico e, in particolare, sulla gestione dell’acqua. Già nei tavoli regionali dedicati alla crisi idrica, la federazione aveva chiesto una regia permanente capace di coordinare disponibilità, accumulo e distribuzione della risorsa, superando una gestione limitata alle singole emergenze.