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Crisi del latte: Confcooperative Piemonte chiede trasparenza e regole a tutela della filiera

Crisi del latte: Confcooperative Piemonte chiede trasparenza e regole a tutela della filiera

Confcooperative Fedagripesca Piemonte ritiene urgenti interventi strutturali per affrontare la crisi lattiero-casearia: riferimenti di prezzo più trasparenti, strumenti per gestire l’eccesso di offerta, chiarezza sull’origine della materia prima e una strategia stabile di valorizzazione del latte piemontese e delle produzioni DOP. 


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Tags: latte,   Fedagripesca,   Tavolo crisi latte

Il settore lattiero-caseario italiano e piemontese sta attraversando una fase di forte instabilità, in cui l’oscillazione dei prezzi e l’eccesso di offerta stanno comprimendo i margini lungo tutta la filiera, in particolare per gli allevamenti. In questo quadro, Confcooperative Fedagripesca Piemonte ribadisce la necessità di intervenire su due livelli: misure immediate per ridurre gli effetti economici dell’emergenza e un percorso strutturale che restituisca al mercato regole chiare, equilibrio e prospettiva.

Uno dei punti prioritari per la federazione agricola di Confcooperative Piemonte riguarda la trasparenza dei riferimenti di prezzo. La volatilità della materia prima, infatti, si riflette direttamente sui prodotti trasformati e rischia di mettere fuori mercato chi opera con filiere territoriali. In un contesto in cui si moltiplicano dinamiche speculative, è decisivo rafforzare la chiarezza dei parametri, per evitare che l’intero comparto venga trascinato in una competizione al ribasso che penalizza sia produttori sia trasformatori.

Accanto a questo, Confcooperative Fedagripesca Piemonte richiama il tema dellequilibrio tra produzione e capacità di collocamento. L’eccesso di offerta, in un quadro europeo segnato da un incremento delle produzioni, sta contribuendo a deprimere le quotazioni e a generare un effetto domino su tutta la filiera. Inoltre, la possibilità di ricorrere a latte acquistato a condizioni più convenienti può produrre squilibri che ricadono sulle produzioni territoriali e sul valore delle filiere locali.

Sul versante regionale, il territorio oggi trasforma una quota ancora limitata di latte in formaggi, riducendo la possibilità di trattenere valore lungo la filiera. In secondo luogo, una parte del latte piemontese viene collocato anche fuori regione, con ricadute sulla capacità di generare valore sul territorio. A questo si aggiunge il fatto che il Piemonte dispone di un patrimonio DOP meno ricco rispetto ad altre aree del Paese, e questo rende più difficile sostenere un posizionamento forte proprio mentre il mercato è in tensione.

Da qui la necessità di soluzioni di sistema: strumenti condivisi che permettano di governare i volumi e, quando necessario, individuare canali alternativi di collocazione, evitando che le eccedenze si trasformino in svendita di prodotto sul mercato. Serve una strategia di valorizzazione del latte piemontese e delle eccellenze riconosciute, a partire dalle produzioni DOP, rafforzandone riconoscibilità e posizionamento.

Particolare attenzione va data anche alla zootecnia di montagna: un presidio produttivo e sociale che, nelle aree marginali, risente in modo ancora più netto delle oscillazioni di mercato. Per la federazione, sostenere questi contesti significa difendere lavoro, comunità e tenuta dei territori, oltre a un modello produttivo strettamente legato alla qualità e alla sostenibilità.

In questo scenario, Confcooperative Piemonte ribadisce anche il valore aggiunto della cooperazione, che nelle fasi di instabilità rappresenta un fattore di tenuta per la filiera: continuità nel ritiro e nella trasformazione, capacità di integrare produzione e commercializzazione, attenzione alla base sociale e alla tutela dei territori. Un contributo che deve essere riconosciuto nella costruzione delle soluzioni, perché la crisi non riguarda singole imprese ma l’intera economia regionale.

“Quello che abbiamo potuto capire è che la situazione si è aggravata negli ultimi mesi con un aumento della produzione in diversi Paesi europei. In Italia, inoltre, esiste una struttura di trasformazione che può ricorrere a latte non italiano quando conviene, e questo incide sul mercato. In questo contesto la cooperazione si è assunta una responsabilità concreta: trasformare e collocare anche il latte in eccedenza, senza lasciare indietro nessuno e senza scaricare scelte improvvise sui soci che hanno investito. Ora serve un lavoro di filiera: più chiarezza nelle regole, attenzione ai nuovi insediamenti nelle aree già ad alta densità zootecnica, e un percorso serio di valorizzazione del latte piemontese e delle nostre DOP”, ha commentato Roberto Morello, Presidente di Confcooperative Fedagripesca Piemonte.

In questo quadro si è collocato anche il confronto istituzionale di lunedì 23 febbraio, convocato dall’Assessore regionale Paolo Bongioanni con organizzazioni agricole, organizzazioni cooperative e altri soggetti della filiera: un primo passaggio per avviare un percorso di lavoro più ampio, orientato a definire azioni concrete e condivise per riportare equilibrio e stabilità al settore lattiero-caseario regionale.


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