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Piano Casa, Confcooperative Piemonte: “Incomprensibile escludere la cooperazione dai soggetti attuatori”

Piano Casa, Confcooperative Piemonte: “Incomprensibile escludere la cooperazione dai soggetti attuatori”

Anselmo, Presidente della federazione Habitat: “le cooperative di abitanti sono un presidio concreto sui territori e possono contribuire al recupero del patrimonio esistente”

Categorie: Primo PianoDalle Federazioni

Tags: Habitat,   Abitare cooperativo,   Piano casa

Confcooperative Piemonte esprime forte preoccupazione per il mancato riconoscimento del ruolo della cooperazione nell’ambito del nuovo Piano Casa, al termine dell’iter alla Camera del decreto DL 66/2026.

Il provvedimento introduce un programma straordinario di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica, che interessa circa 60mila immobili, insieme a procedure accelerate e misure di semplificazione amministrativa. Tuttavia, durante il passaggio in Commissione, le proposte emendative presentate dal movimento cooperativo sono state ritirate o respinte. Il testo, approvato alla Camera, dovrà ora passare al Senato per la seconda lettura in vista della conversione definitiva.

Pur valutando positivamente alcune misure contenute nel Piano, tra cui il rifinanziamento del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede, la riserva di appartamenti per le Forze dell’ordine e l’estensione dell’accesso prioritario al Fondo di garanzia prima casa per le persone con disabilità, Confcooperative Piemonte sottolinea il rischio di un’occasione mancata: quella di coinvolgere pienamente un soggetto che, da tempo, contribuisce alla risposta abitativa per famiglie, lavoratori, giovani e fasce sociali più fragili.

In linea con quanto evidenziato dal presidente nazionale di Confcooperative Habitat, Alessandro Galbusera, il comparto cooperativo manifesta una profonda preoccupazione per la posizione di chiusura adottata verso il settore della cooperazione. Da un lato, infatti, Invimit (la società di gestione del risparmio detenuta interamente dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) ha riconosciuto alle cooperative, insieme alle Ater, un ruolo come soggetti territoriali e gestori funzionali del Piano; dall’altro, il testo non ha accolto le richieste del movimento cooperativo, lasciando fuori le cooperative di abitanti dai soggetti attuatori del programma straordinario nazionale di recupero e dalla cabina di monitoraggio prevista dal Piano.

Una scelta che, secondo Confcooperative Habitat, appare ancora più difficile da comprendere in una fase in cui l’emergenza abitativa riguarda non solo le situazioni di maggiore fragilità, ma anche quella “fascia grigia” della popolazione che non accede all’edilizia residenziale pubblica e, allo stesso tempo, non riesce più a sostenere i costi del mercato.

“Il Piano Casa non può prescindere dal ruolo delle cooperative di abitanti. Anche in Piemonte rappresentiamo un presidio concreto sui territori: conosciamo i bisogni delle comunità, gestiamo alloggi nel tempo e possiamo contribuire al recupero del patrimonio esistente. Escludere il mondo cooperativo dai soggetti attuatori significa rinunciare a una parte importante della soluzione. Per dare risposta alla fascia grigia, a chi non accede all’edilizia pubblica ma non riesce più a sostenere i costi del mercato, servono strumenti nuovi e il pieno riconoscimento del ruolo cooperativo. Confcooperative Habitat Piemonte è pronta a fare la propria parte, insieme alle istituzioni, ai Comuni e alla Regione” dichiara Alberto Anselmo, presidente di Confcooperative Habitat Piemonte.

Un altro aspetto fondamentale su cui l’associazione pone l’attenzione riguarda la necessità di rendere le procedure realmente accessibili anche agli interventi di piccola e media dimensione, che rappresentano una parte rilevante dell’edilizia sociale e cooperativa. Il mantenimento di soglie molto elevate per l’accesso alle corsie amministrative accelerate rischia infatti di limitare la portata concreta del Piano e di escludere progettualità capaci di incidere in modo diretto sui territori.

In vista del passaggio al Senato, Confcooperative Piemonte auspica quindi una revisione del testo che riconosca il ruolo della cooperazione di abitanti e favorisca un equilibrio sostenibile tra proprietà e affitto, con l’obiettivo di rendere realizzabili interventi abitativi a canone accessibile e capaci di rispondere ai bisogni reali delle comunità.

 

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